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Incentivi Industria 4.0 – Una nuova strategia per l’Innovazione

Written by Luca Crecchi

Si è svolto a Roma l’incontro tra le imprese e gli esponenti del Ministero dello Sviluppo Economico per discutere del futuro del Piano Industria 4.0 – Impresa 4.0, che aveva l’obiettivo più ampio di definire un percorso per supportare le imprese nel loro percorso di innovazione e trasformazione digitale.

Per il Ministero i nodi da sciogliere sono quelli che ci ha recentemente raccontato Marco Calabrò in un’intervista: ampliare il bacino di utenza degli incentivi, coinvolgendo maggiormente micro e piccole imprese e le aziende del Sud; evitare gli abusi (anche involontari) che si stanno registrando su alcuni strumenti; cercare di spostarsi da una logica di macchina a una logica di impianto se non di filiera; dare supporto alla formazione delle competenze; passare da una logica di interventi straordinari a una logica strutturata.

Dal canto loro le imprese chiedono continuità con gli interventi in essere e un maggiore respiro temporale. E proprio su questo punto il primo elemento emerso nell’incontro è la volontà di tutti i soggetti – Governo compreso – di mettere a punto una nuova strategia per l’innovazione che però si ponga in continuità con le cose che, finora, hanno dimostrato di funzionare.

Il secondo elemento è quello di passare da una logica di misure-shock, il cui effetto sembrerebbe terminato – a un pacchetto strutturato e strutturale a sostegno dell’innovazione che tenga anche conto dell’esigenza sempre più pressante di supportare la formazione e il re-skilling di lavoratori, manager e – vedremo – anche degli imprenditori.

Che cosa significa strutturato e strutturale?

 Strutturato significa che le misure devono essere coordinate, magari trasferite in un testo unico dell’Innovazione che sia da riferimento per le imprese che vogliono fare investimenti, e di respiro temporale pluriennale (almeno 2-3 anni).

Strutturale significa che occorre lavorare a rafforzare alcune “basi” che ancora sono deboli: rafforzare le infrastrutture (banda larga, per esempio), intervenire sull’innovazione e il trasferimento tecnologico (Competence Center e Digital Innovation Hub), lavorare sul tema della formazione delle competenze rinforzando ITS e lauree STEM, per esempio.

Quali sono quindi le strade? Una prima – caldeggiata per esempio da Ucimu – è mantenere gli attuali super e iperammortamento e affiancargli un “mega-ammortamento” che vada a premiare i progetti di sistema in cui appunto l’investimento non riguarda più solo una macchina, ma un impianto e si estenda a monte o a valle dell’impresa in un’ottica di filiera.

Un secondo approccio è invece quello di creare un credito d’imposta per l’innovazione 4.0, sulla falsariga di quello esistente per le attività di ricerca e sviluppo. Questa misura potrebbe a sua volta essere definita in due possibili modi: o un’estensione dell’attuale credito d’imposta per la ricerca e sviluppo, che diventerebbe credito d’imposta per la ricerca, lo sviluppo e l’innovazione, oppure aggiungere all’attuale credito d’imposta per la ricerca e sviluppo uno strumento ulteriore che finanzi i progetti di trasformazione industriale supportando le aziende che investono in macchinari, consulenze, banda larga e ricerca sui temi 4.0.

Da ultimo, si è sottolineata l’importanza di confermare uno strumento come la Sabatini – nella sua versione tradizionale e in quella “super” o “tech” per gli investimenti 4.0: il più longevo degli incentivi che sta dimostrando di essere apprezzato dalle imprese.

Per quanto riguarda il credito d’imposta per la formazione 4.0, oltre alla proroga, è emersa la richiesta di trovare un modo di estendere l’incentivo non soltanto al personale dipendente, ma anche a manager non dipendenti e soprattutto imprenditori. Un tema, questo, molto caro alle aziende artigiane in cui l’imprenditore ha un ruolo attivo nella vita quotidiana dell’organizzazione aziendale.