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Programmazione Fondi Europei 2021-2027

Written by Luca Crecchi

Sono 272 i miliardi di euro stanziati per prossima programmazione europea 2021-2027, che punterà su ricerca e sviluppo molto più di quella 2014-2020.

La prossima programmazione europea 2021-2027 punterà su ricerca e sviluppo molto più della 2014-2020. Attualmente l’Italia spende 6,7 miliardi di risorse legate alle politiche di coesione (4 miliardi dalle casse Ue, 2,7 da quelle nazionali) in ricerca e innovazione. La nuova programmazione complessivamente sarà di 272 miliardi di euro. Di questi, 226 miliardi per il FESR e 46 miliardi di euro per il Fondo di coesione. Questi investimenti dovranno essere concentrati su 5 obiettivi tematici:

1. Sviluppo innovativo, intelligente e inclusivo, connettività, sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, amministrazione pubblica efficiente;

2. Un’ Europa più verde, a basse emissioni di carbonio e resiliente, transizione energetica, investimenti verdi e blu, l’economia circolare, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la prevenzione dei rischi, nonché l’economia circolare;

3. Un’ Europa più interconnessa migliorando la mobilità;

4. Un’ Europa più sociale e inclusiva che attua il pilastro europeo dei diritti sociali;

5. Un’ Europa più vicina ai cittadini, promuovendo lo sviluppo sostenibile e integrato delle città e delle altre aree non urbane, attraverso iniziative locali.

Il Regolamento prevede che le Regioni (a seconda del grado di sviluppo) dovranno concentrare una percentuale predefinita di risorse due dei cinque obiettivi: sviluppo innovativo (OT1) e ambiente (OT2).

Questo significa che:

a) Le regioni più sviluppate dovranno concentrare il 50% in OT1 e il 30% in OT2;

b) Le regioni in transizione dovranno concentrare il 40% OT1 e il 30%OT2;

c) Le regioni meno sviluppate dovranno concentrare il 30% OT1 e il 30% OT1.

Questo nuovo Regolamento afferma, quindi, un principio fondamentale: che gli investimenti nello sviluppo innovativo, intelligente ed inclusivo devono costituire la parte prevalente degli investimenti programmati, soprattutto con riferimento alle regioni avanzate e in ogni caso non potranno essere inferiori al 30% con riferimento alle regioni meno sviluppate. Traducendo in numeri, stiamo parlando di circa 100 miliardi di euro.

 

E L’ITALIA?

Il fatto che l’Italia nel complesso non sia un innovatore forte denota un fallimento di fondo delle politiche strutturali e di sviluppo regionale. Perché un paese che non innova o innova poco è un paese che perde competitività e la perdita di competitività è l’anticamera del declino.

Per l’Italia, quindi, la prossima programmazione sarà fondamentale. Oggi la mancanza di innovazione ci ha fatto perdere capacità competitiva e ci ha spinto verso una situazione di declino dalla quale, se non si interviene subito, sarà difficile sollevarsi, anche a causa delle politiche ordinarie del governo che hanno privilegiato la spesa assistenziale sulla spesa di investimento e del peso del debito pubblico che costituisce un vincolo alla possibilità stessa di investire.

Occorre, allora, avere il coraggio di investire sull’innovazione attraverso progetti ambiziosi, coordinati e con respiro ampio.